Tipologia oggetti e sistema espositivo

Nell’ex chiesa di S.Libera sono conservati attualmente i pezzi ferraresi di collezioni, quelli frutto di reimpiego e rinvenimento , mentre in un settore distinto vi sono i pezzi forestieri ed un gruppo di 9 anfore; conservate presso Palazzo Schifanoia si trovano la raccolta di epigrafi provenienti da Roma, i monumenti non iscritti, i falsi, i bolli laterizi, e "l’ Instrumentum". La documentazione relativa sulla storia del Lapidario e sul popolamento romano del territorio ferrarese, può essere consultata presso la biblioteca speciale di Palazzo Bonacossi.

La struttura espositiva consiste in un sistema modulare a parete composta da una griglia di elementi quadrati in ferro.
Tale struttura, che è fissata tramite un sistema di giunti ortogonali, permette una maggiore flessibilità nella disposizione e una relativa facilità di montaggio.
Tale sistema permette una visione più completa dei monumenti, offre una maggiore flessibilità nella disposizione e una relativa facilità di montaggio.
Cippi e are sono sistemati a terra su supporti in conglomerato di ghiaia e cemento di dimensioni opportune relative al pezzo; i sarcofagi sono su basi armate al centro della chiesa, dove possono essere visti su quattro lati.

Il sistema di illuminazione è composto da una serie di travi reticolari modulari in ferro verniciato, ai quali sono applicati i corpi illuminati , schermati da lamelle frangiluce, che permettono di ottenere una luce radente per ottenere una lettura ottimale dei pezzi esposti e dei relativi testi epigrafici.

La sistemazione realizzata nei primi anni Ottanta oltre a valorizzare le qualità artistiche dei pezzi figurati, favorisce la comprensione della vicenda collezionistica e mette in luce il valore storico documentario delle iscrizioni.
Nel percorso espositivo infatti sono stati ricomposti i nuclei collezionistici d’origine, che ci riportano a figure di eminenti personaggi come Rinaldo D’Este, Duca di Modena, a studiosi ed eruditi antiquari quali Girolamo Baruffaldi e Giuseppe Antenore Scalabrini o a collezionisti come il Cardinale Gian Maria Riminaldi, mentre i rinvenimenti di scavo ed i reimpieghi sono stati sistemati secondo un criterio topografico, che mette in luce le peculiarità del popolamento romano del ferrarese.