Monastero di Sant'Antonio in Polesine

Primo monastero femminile nella città estense, il complesso di S. Antonio fu creato per accogliere Beatrice d’Este, figlia del marchese Azzo VII Novello d’Este, e le giovani che, come lei, intendevano seguire la regola benedettina. Già intorno all’anno Mille si erano insediati sull’isoletta, che si era creata tra i terreni paludosi, monaci agostiniani devoti a S. Antonio: il marchese acquistò dai padri l’area e gli edifici nel 1257. L’anno seguente Beatrice e le sue compagne si trasferirono nel complesso, bisognoso tuttavia di lavori ed ampliamenti.
La chiesa nuova, venne ideata con ogni probabilità sulla base di una pianta a tre navate, in seguito trasformata in semplice aula. La tradizione benedettina venne assecondata, come confermano la vicinanza all’abside della sala capitolare e la presenza del refettorio sull’altro lato del primo chiostro. Beatrice non giunse a vedere completata l’opera, poiché fu colta dalla morte nel 1262.
Interrotte nel tempo sono state le modifiche apportate al complesso, ma le opere fondamentali vennero approntate nei secoli XIII e XIV. Tracce di decorazione all’uso bizantino, o secondo lo stile pomposiano, si accompagnano ad elementi romanici, e poi gotici.
Nel 1413 il vescovo di Ferrara, Pietro Boiardi, consacrò la chiesa.
Le religiose, che riposavano nel dormitorio grande, ebbero dal 1443 le celle sopra la loggia del pianterreno: nello stesso anno, in ossequio alla regola benedettina, una scala interna collegò dormitorio e chiesa.
Non attesero le benedettine le ferree regole del concilio tridentino per separare la chiesa in due spazi, uno per i fedeli, l’altro per le loro preghiere. Già dal 1473, infatti, si ottennero, dividendo l’edificio, le due chiese attuali. La chiesa esterna ebbe nel secolo seguente un splendido organo, opera di Giovanni da Cipro, dal 1796 sistemato nella chiesa del Suffragio.
Nel Seicento la chiesa esterna fu abbellita da nuovi altari e da grandi tele. Nel 1667 venne ridipinto il soffitto della chiesa esterna, ad opera di Francesco Ferrari, supportato forse dal figlio Felice. Il tema prescelto per la decorazione fu la Madonna col Bambino in gloria ed i Santi Antonio e Benedetto sistemati tra ricchi motivi ornamentali, e sei immagini di santi benedettini.
Si deve ad interventi operati nel XVIII secolo la sistemazione della selciata della corte, come attestano le perizie coeve. Furono queste le ultime opere eseguite prima del tracollo del monastero, provocato dall’arrivo degli eserciti francesi: nel 1796 S. Antonio il Polesine ebbe chiuso il tempio , ed il convento fu ridotto a reclusorio.
La ripresa ufficiale dell’abito monastico si ebbe solamente nel 1924, tra vicende alterne che videro pure sistemare il nuovo altare del SS. Sacramento (1806) e creare una sorta di cappella, decorata da una statua della Beata.
Nel 1910 l’ala delle novizie fu adibita a Caserma. Nello stesso anno il Comune di Ferrara acquistò tutto il complesso affidandolo alla custodia delle benedettine. All’entrata del monastero ci si trova nell’ala settentrionale del chiostro, in cui si venera il sepolcro della beata fondatrice dalla cui tomba in marmo periodicamente stilla un’acqua miracolosa detta le "Lacrime della Beata".